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Aden e Jedda circumnavigando l'Africa

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    Da: i viaggi con mio padre quando doppiai Capo Augulhas alla volta della Penisola Araba. guerriglia a Aden Aden e Jedda circumnavigando l’Africa   Un viaggio particolare quello compiuto all’età di undici anni, nell’agosto del 1957 , sempre con mio padre. Più lungo del solito a causa degli strascichi dei “venti di guerra” scoppiati nell’autunno del 1956, terminati storicamente nel marzo del 1957. Attraversare il Canale di Suez era ritenuto ancora   troppo rischioso. Di conseguenza la decisione della Compagnia di Navigazione   di circumnavigare l’Africa per raggiungere Aden protettorato inglese nell’allora Yemen del Sud e Jedda in Arabia Saudita. Già di per se questi due mondi, all’apparenza simili per la comune fede musulmana ma di fatto diversi, nascondevano insidie nel visitarli. Senza dimenticare i tabù esistenti da dover rispettare come occidentali cristiani ritenuti ancora “l’infedeli”. Pur nelle difficoltà contingenti, il viaggio p...

Ladakh, ultimo Shangi-La

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   Foto di repertorio LADAKH Ultimo shangri-La   Dopo tanti anni di viaggi nel mondo    mi sono convinto che esistono paesi che non decidiamo di visitare ma che sono loro che ti scelgono perché sanno delle capacità di adeguamento, del superamento delle difficoltà per raggiungerli e visitarli. Tra questi sicuramente c’è il  Ladakh , la regione più settentrionale dell’India, là dove su alcune cime, passi, “tocchi il cielo con il dito”. E il Ladakh, una volta raggiunto, ti entra dentro e non ti lascia più. Posto ai confini pakistani e cinesi, in zone travagliate da continue dispute per definirne i limiti territoriali, ultimamente è terra di rifugiati tibetani che fuggono dal loro paese. Compreso la loro guida spirituale, il Dalai Lama. Un viaggio preparato nei dettagli insieme a mia figlia Ilaria, entusiasta di visitare la  valle di Nubra  considerata da lei l’ultimo Shangri-La, quel luogo immaginario così come descritto da James Hilton nel romanzo d...

Il mio Perù Classico targato 1981

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Machu Picchu e  Huayna Picchu  Perù classico. Decisi di effettuare il viaggio in Perù dopo essere stato ad una mostra fotografica di un amico fotoreporter allestita nel Palazzo Guinigi a Lucca. Correva l’anno 1981, mese di Marzo e stavo preparando un viaggio in   Thailandia programmato da tempo. L’immagine di una fanciulla peruviana,   con le trecce nere e la classica bombetta a coprire una parte dei capelli, i lineamenti quechua, con i vestiti molto colorati, rimase nella mia mente tanto da farmi cambiare idea, di soprassedere al viaggio in Thailandia e iniziare “a pensare” al Perù.   Al Perù definito Classico. Quello del   “popolo quechua e non Inca” perché così amano definirsi. Mi spiegarono, appena atterrato a Lima, che Il termine “inca” indicava il capo del popolo quechua e più che un capo un leader. Lima. L’impatto fu insolito ma decisamente deludente. Traffico caotico, niente di diverso ad altre capitali sudamericane come Bogotà, Quito. ...

Corno d'Africa 1956

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  In viaggio con mio padre Corno d’Africa. Canale di Suez, Massaua e Gibuti.1956   <<Allora si passa dal Canale di Suez?>> Fu il grido di gioia quando mio padre mi prospettò questo viaggio come premio della promozione scolastica. <<Sono preparatissimo>> dissi   sfogliando l’Atlante De Agostini mostrando la pagina dove avevo annotato tutti i dati relativi all’opera: “Aperto il 17 novembre 1869, realizzato dal francese Ferdinando de Lesseps su progetto dell'ingegnere trentino Luigi Negrelli , consistente di due tratte, a nord e a sud dei Grandi Laghi Amari: la costruzione durò 10 anni. Iil canale, nel 1956 , misurava 164 km di lunghezza, 8 m di profondità, 53 m di larghezza e consentiva il transito di navi con pescaggio massimo di 6,7 m.   Nel canale transitavano in media 50 navi al giorno e il tempo di percorrenza per attraversarlo era di circa 20h. Prima della costruzione del canale era comunque possibile trasportare le merci via terr...

Algeria con mio padre. Correva l'anno 1955

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Algeria con mio padre. Correva l’anno 1955 e stavo per effettuare il secondo viaggio con mio padre. Avevo nove anni. Viaggio avventuroso? Certamente sì. Problematico? Anche. Pericoloso? Sotto certi aspetti ugualmente. E allora perché la decisione di un padre di “portare con se il figlio ancora adolescente” in un paese, in quell’anni tumultuosi e di fatto premonitori di “guerra di liberazione”? Risposte molteplici. Perché sapeva della mia naturale predisposizione a conoscere il mondo e di conseguenza accontentarmi, perché il viaggio via mare e la permanenza nei due porti Algeri e Orano sarebbe stata molto limitata nel tempo, perché la scesa a terra in sicurezza sarebbe avvenuta solo dietro la responsabilità dello spedizioniere locale (una specie di agente nel porto e rappresentante in loco della Compagnia di Navigazione). Il mio viaggio ebbe inizio dalla stazione ferroviaria di Viareggio accompagnato da un nostromo di lunga navigazione, soprannominato l’Aceta...